Il cervello nella Rete. Internet modifica la struttura neuronale
Internet modificherebbe la struttura cerebrale ad una velocità elevatissima.
E’ il risultato di esperimenti a campione condotti da Gary Small professore di Psichiatria dell’Ucla.
Volontari, novizi rispetto all’uso della Rete, dopo appena cinque ore di navigazione online, hanno “rimappato” le proprie attività cerebrali dimostrando una maggiore attivazione neuronale.
La novità non risiede tanto nei risultati raggiunti, quanto nella rapidità stimolata dal mezzo mediatico.
Il mondo della tecnologia sta mutando radicalmente le abitudini comportamentali ed il cervello di chi ne fa uso.
Studi condotti da esperti del settore (psicologi, neurobiologi, pedagogisti) condividono la tesi che navigare in Rete attivi processi di ottimizzazione nella gestione delle informazioni ricevute.
Il cervello coadiuvato dall’esperienza visiva a schermo si affretta a gestire la mole di informazioni con un’organizzazione che tende a selezionare news rilevanti rispetto ad informazioni che possono essere scartate.
Questo procedimento di selezione contribuisce, come dicevamo, ad alimentare una notevole attività cerebrale che potrebbe (ma non necessariamente) equivalere ad un miglioramento delle prestazioni neuronali.
Di contro navigare in Rete predisporrebbe frequentemente ad una gestione superficiale delle informazioni col rischio di esporre chi ne fa uso al pensiero frettoloso e distratto, privo di profondità.
” Nell‘era del Web libero ed accessibile “, la sfida all’informazione ed alla conoscenza potrebbe interessare la capacità di selezionare, filtrare, comprendere ed immagazzinare un gran flusso di informazioni non necessariamente attendibili, autorevoli, complete e valide.
Nota. Post liberamente ispirato ad un articolo pubblicato dalla rivista Wired.
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