Comunicazione efficace. Generare emozioni

 

Generare emozioni e metterle al servizio della comunicazione  è un mezzo estremamente efficace per realizzare il controllo, la trasmissione e l’incisività di un messaggio.

 

Per riuscire nel rapporto di feedback emotivo occorre avere il pieno controllo di ciò che sta accadendo nello spazio tra oi e l’interlocutore.

 

Una tecnica di ancoraggio della conversazione alle nostre argomentazioni potrebbe essere quella di rappresentare la realtà, sotto forma di immagini, suoni/voci, e sensazioni interne ed esterne , garantendo una  “modalità di rappresentazione ” figurativa,  fortemente  emozionale.

 

Raggiungere un interlocutore vuol dire riuscire a trasmettere quel “mondo rappresentato” come possibile, come reale, come auspicabile.

 

Una delle più grandi figure comunicative del nostro tempo, Steve Jobs, sapeva costruire con maestria associazioni di piacere, di desiderio, e trasmettere una visione aziendale  in una realtà capace di trasmettere nuovi “valori” sul piano della quotidianità.

 

Con Steve Jobs, il prodotti commerciali diventano strumenti capaci di migliorare la qualità della vita di chi li possiede, garantendo un’esperienza d’uso altamente appagante.

 

Ogni esperto della comunicazione padroneggia ed usa con frequenza modelli linguistici capaci di generare processi neurologici di gradimento, desiderio, propensione all’acquisto.

 

Utilizzare un linguaggio “multisensoriale“, fare buon uso di “negazioni”, “metafore”,  “domande  retoriche”, “presupposizioni”, “aneddoti”, consente di  veicolare  stati emotivi , trasformando la percezione dell’interlocutore per avvicinarlo alla nostra visione.

 

A ciò si aggiunga un’adeguata comunicazione “ para verbale”  (tono della voce, timbro, ritmo, volume, …) e “non verbale”(postura, gestualità, mimica, cinesica, …) capace di enfatizzare i toni della costruzione comunicativa, per avere ancor maggiori possibilità di efficacia.

 

 Attivare risorse, delineare un futuro desiderabile.

 

La bontà di una comunicazione  consiste nella capacità di fornire le “chiavi di accesso“ per valorizzare autonomamente  le informazioni trasmesse attraverso l’uso di elementi capaci di stimolare l’autoapprendimento.

Il rapporto di conoscenza auto indotto consente di delineare un “futuro auspicabile” in linea con la mission comunicativa (sia essa vendere un prodotto, quanto piuttosto realizzare l’efficacia di un progetto, oppure ancora trasmettere ad altri competenze e professionalità.)

“Luigi Cangiano”

 

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